Come funziona
Dalla pioggia caduta al carpoforo.
Nessuna scatola nera: qui c'è tutta la catena, con i numeri che la percorrono e — soprattutto — quello che il modello dichiara di non sapere.
Le fonti
Tutto parte da strumenti reali. È la differenza che conta d'estate, quando i temporali sono più piccoli della maglia dei modelli meteo e quindi, per un modello, semplicemente non esistono.
Cumulata delle 24 ore interpolata dai dati grezzi degli strumenti. Non è una rianalisi: sono misure.
La minima notturna si cerca fra le 03 e le 06 UTC, ore verificate sui dati: il minimo cade sempre lì.
Serve a sapere quanta acqua scivola via invece di entrare, e quanto sole prende quel versante.
Servono solo a far partire il bilancio quando nello storico non c'è né un evento saturante né una secca abbastanza lunga. Quando serve, l'app lo dichiara.
La catena, passo per passo
Quanta pioggia arriva davvero a terra
Sotto una chioma non arriva tutto quello che cade. Prima si riempiono i serbatoi di chioma e lettiera — è una soglia, non una percentuale: venti piogge da tre millimetri possono non bagnare il suolo per niente, mentre una da quaranta lo bagna quasi tutta. Poi si toglie il deflusso, calcolato dall'intensità oraria di picco e dalla pendenza, e infine l'evapotraspirazione.
È il motivo per cui «ha piovuto 100 mm» non basta a dire niente: conta come sono caduti, su che pendenza e sotto che bosco.
Dove sta l'acqua adesso
Il suolo non è un secchio solo. Il modello ne tiene due: 0-8 cm, dove si differenziano i primordi, e 0-20 cm, che è la memoria del sistema. Fra i due c'è percolazione, e l'evapotraspirazione toglie soprattutto dal primo. È per questo che dopo tre giorni di sole il fondo resta carico ma la superficie è già asciutta — e sono i primi centimetri quelli che decidono.
Se il freddo è arrivato, e quanto ci si può fidare
Le minime notturne vengono dai termometri, non da un modello. Ma prima di fidarsi di un valore bisogna sapere se il terreno attorno è abbastanza regolare perché quel valore significhi qualcosa: su un versante che scende di ottocento metri in cinque chilometri, la cella accanto è un altro mondo.
L'indice guarda venticinque celle attorno al punto e misura la parte di dispersione termica che la quota non spiega. Se resta alta, il punto è dichiarato a coerenza bassa e la banda di probabilità si allarga di conseguenza. Il valore usato resta sempre quello della cella del punto: la media delle celle vicine si calcola e si mostra accanto, mai al posto suo, perché dove lo scarto è sistematico è un segnale — una conca fredda vera — e non rumore da mediare via.
I due fattori, decisi insieme
Acqua e freddo non si guardano a turno. Si calcolano entrambi e si decidono insieme, perché il caso più frequente non è «manca l'acqua» né «manca il freddo»: è che ci sono stati tutti e due, ma mai negli stessi giorni. Il micelio ha bisogno che si sovrappongano.
Il fattore limitante che ne esce è uno fra: manca l'acqua, manca il freddo, mancano entrambi, l'acqua c'era e si è esaurita, oppure ci sono stati entrambi senza coincidere. Non è mai un punteggio da uno a dieci.
Dall'innesco alla finestra
Quando le due condizioni coincidono abbastanza a lungo, parte il conto: dai giorni che servono al carpoforo per svilupparsi si ricava la finestra in cui è ragionevole aspettarselo, con un centro e due estremi. Ogni specie ha soglie proprie, corrette per quota e stagione; le specie fuori dal loro intervallo vengono escluse dichiarando il motivo.
Quello che il modello non sa
Questa è la parte che di solito non si scrive, e che qui è la ragione per cui la probabilità non arriva mai all'ottanta per cento. Il modello ha quattordici parametri. Solo quattro vengono dalla letteratura con una fonte citabile. Dieci sono stime ragionate: valori plausibili, di ordine di grandezza sensato, non misurati.
L'applicazione li dichiara uno per uno, con valore, unità, origine e una nota che spiega da dove viene. Puoi vederli dentro ogni analisi, nel pannello dei numeri intermedi. Un modello che non dichiara cosa ha inventato non è verificabile — e uno non verificabile non merita fiducia, per quanto bene sia scritto.
È anche il motivo per cui i riscontri di chi esce contano davvero: sono l'unico modo di spostare quei dieci da stimati a calibrati. E per farlo servono soprattutto le uscite a vuoto, che nessuno racconta mai.
Osservato e previsto non si mescolano
Ogni analisi dice la data dell'ultimo dato realmente misurato, separatamente per pioggia e temperatura, e da lì in avanti dichiara che è previsione. Nel grafico i giorni previsti sono tratteggiati. Se una fonte non risponde, l'app lo dice e si ferma: non riempie il buco con un numero verosimile.
Questo strumento non identifica le specie e non si pronuncia sulla commestibilità. Per quello serve un micologo dell'ASL.
Verifica sempre le norme della tua regione: tesserino, limiti di raccolta, aree protette.
Il modello sa dire quando, non dove: il micelio non è ovunque, e nessun dato meteo sa dove sono le fungaie.